domenica 28 ottobre 2007

Borgosesia Usac 175 - 160


Non è il punteggio. Ma la media in centimetri delle due squadre. La partita di basket è finita in proporzione: 81 a 68. Loro alti, noi bassi. Loro tanti noi pochi.

Se in tutto siamo 14, alla partenza eravamo in 8, con Vittorio dito rotto, Ottino febbre alta, Francesco in sanatorio, Mattia, Tommaso e Abidin ancora non tesserati.

Se alla partenza eravamo in otto, al fischio di inizio eravamo in sette, con Matteo Leschiera che si sfascia il tallone in  riscaldamento e zoppica fino alla panchina da cui non si alza più.

Se all'inizio della partita eravamo in sette, alla fine del primo quarto eravamo in sei, con Costa che non riesce più a nascondere che ha la febbre alta, e si siede dappertutto.

Se Angelo potesse, lo lascerebbe in pace seduto in panchina. Se Costa  potesse, entrerebbe in campo con la felpa e la giacca a vento. E dopo un ottimo 1° quarto, esaurisce le energie e striscia come può fino alla fine.

Se alla fine del primo quarto eravamo in 6, all’inizio del secondo rimaniamo quasi in 5. Esce Matteo Guglielmetti per una botta (per fortuna passa subito) ed entra Ciampy. E qui gli avversari non ci capiscono più niente. Ma come? – pensano - Perché questi nanetti non si arrendono? Perché corrono così velocemente? Perché Bellicapelli ci fa soffrire con questi palleggi che non sai dov’è la palla? Perché anche uno che si chiama Bona ci tratta così male? Perché quel piccoletto, che di nome fa Peroglio, e saltella come un pollo ha una mira che non perdona? Perché quell’altro, ancora più piccolo, ci trafigge con 17 punti?

Sono domande legittime, amici del Borgosesia. Ce le siamo posti anche noi per tutto l’anno scorso quando abbiamo sofferto per i risultati, ma non ci siamo mai lamentati per la forza di carattere e l’impegno della squadra. Dunque vincete pure oggi, (domani chissà) ma soffrite anche voi.
L’USAC under 14, per dirla con un famoso pennello, non è una squadra di gente grande, ma una grande squadra.

venerdì 12 ottobre 2007

Michael Clayton

Tony Gilroy è il regista di “Armageddon”, “The Bourne supremacy”, “L’avvocato del diavolo”, “L’ultima eclissi”. Film di qualche successo, ma che probabilmente non sono annoverati tra i capolavori del cinema di sempre.

Nemmeno “Michael Clayton” diventerà materia di studio all’università, ma se avrete occasione di andarlo a vedere, sappiate che ha la capacità di strapparvi via dai vostri corpi per restituirvi soltanto due ore dopo, e neanche tanto rilassati.

La trama non è semplicissima: un intrigo tra multinazionali, avvocati, assassini e vittime, ma Gilroy sferruzza bene e dipana il gomitolo per tutto il film, senza che qualche spettatore debba chiedergli di tornare indietro per rivedere un punto.

Tony Gilroy è anche lo sceneggiatore di “Michael Clayton”e con l’uncinetto è ancora meglio del Gilroy regista. Crea la storia e la ricama con dialoghi che non cadono mai di livello, a partire dal monologo iniziale con voce fuori campo che ti rassicura subito sulla qualità di quello che stai per vedere. Non una smagliatura per tutto il film. Bravo davvero.

Bravi anche gli attori nel cast e bravo anche George Clooney. “E bravo Clooney” va letto più come: “Ebbravo”, perché George può essere triste, allegro, preoccupato, indifferente, ma la sua espressione non cambia mai. Lui pensa di ridere, ma le guanciotte non lo seguono. Pensa di adirarsi, ma le sopracciglia non si piegano. Pensa a recitare, ma c’è da chiedersi se effettivamente pensa. In realtà le capacità artistiche di Clooney sono un falso problema. George è bello e affascinante, piace a donne e uomini anche se recita così così ed è utile come test. Se il film risulta godibile nonostante lui significa che è davvero un bel film.

venerdì 5 ottobre 2007

2 giorni a Parigi


Sceneggiatura: Julie Delpy. Regia: Julie Delpy. Protagonista: Julie Delpy. Basta? No. Nel film recitano pure il padre e la madre di Julie Delpy nel ruolo di padre e madre di Jjulie Delpy.


I casi sono due. O la famiglia Delpy doveva finire di pagare il mutuo, oppure Julie Delpy non si fida degli attori sul libero mercato.


E il produttore che ha saldato il mutuo e finanziato il film, ha fatto bene a fidarsi di lei? Vediamo.


Sceneggiatura: “2 giorni a Parigi” non è un film per chi guarda solo le figure. Si appoggia pesantemente sui dialoghi per cui nel giudicare bisogna tener conto della quantità di parole scritte. Forse ne bastavano meno. Certamente gli uomini vorrebbero sapere cosa si dicono le donne quando sono sole tra loro, ma le donne hanno le idee confuse e peggiorative su quello che si dicono gli uomini, altrimenti Julie Delpy non avrebbe messo in bocca ai suoi poco probabili personaggi maschili battute che non sentiresti nemmeno nei peggiori bar di Caracas. Voto 6 +


Regia: tutto bene, ad eccezione della sensazione niente affatto gradevole che i dialoghi tra i due protagonisti (praticamente il 90% del film) non siano dialoghi, ma monologhi montati insieme. Ti vedi il doppiatore che legge e la doppiatrice che aspetta di dire la sua battuta ripassando la parte invece che ascoltare quel che dice l'altro. Esattamente quello che capita in ogni momento della nostra vita reale. E beccarsi questo strazio anche la cinema no eh!. Voto 6 meno meno.


Attrice protagonista: Julie Delpy è piena di fascino e di spigoli. Anche gli spigoli sono piacevoli. Mente su tutto ed è brava. Una bugiarda credibile, capace di divertirsi e soffrire. Una donna vera, insomma. Voto: 8


Per quanto riguarda l'altro protagonista, Adam Goldberg, non si capisce se sono le battute a non essere divertenti, se è lui che proprio non ce la fa o se è il suo doppiatore italiano a non essere adeguato (leggi sopra). Voto: scarso.


La media quanto fa? Appena sufficiente. L'alternativa qual è? Bruno Vespa? Allora via, si va al cinema!




mercoledì 3 ottobre 2007

Il cacciatore di aquiloni

Khaled Hosseini è riuscito a farcire le pagine del suo primo, grande, romanzo “Il cacciatore di aquiloni” con la nostalgia per la sua terra sfigatissima (l'Afghanistan), l'odio per i talebani, il ripudio per la violenza, l'amore per i figli, i misteri e le malefatte dei padri. Allo stesso tempo mette ordine nelle nostre lacunose nozioni sulla storia recente del suo Paese, rovistando tra le macerie di Kabul.


Ma Hosseini ha scritto anche “Mille splendidi soli”, nel quale ha saputo comunicare l'amore per la sua terra sfigatissima (l'Afghanistan), l'odio per i talebani, il ripudio per la violenza, l'amore per i figli, i misteri e le malefatte dei padri. Allo stesso tempo è riuscito a mettere ordine nelle nostre lacunose nozioni sulla storia recente del suo Paese, rovistando tra le macerie di Kabul.


Due libri da leggere se davvero amate o volete avvicinarvi a questo grande scrittore e volete conoscere la nostalgia per la sua terra sfigatissima (l'Afghanistan), l'odio per i talebani, il ripudio per la violenza, l'amore per i figli, i misteri e le malefatte dei padri. Allo stesso tempo metterete ordine nelle vostre lacunose nozioni sulla storia recente di quel Paese, rovistando tra le macerie di Kabul. E rovista rovista, sta a vedere che salta fuori anche il terzo romanzo.