Il 34 è una linea di merda. Un'ora e dieci minuti dal cimitero sud a Porta Nuova, che se lo avessi mai immaginato l'avrei fatta a piedi, con applausi da Pierre Dukan. A bordo solo vecchi, che non sai se sei abbastanza giovane per lasciargli il posto quindi, nel dubbio, ti limiti ad odiarli perché non ti hanno avvertito che è una linea di merda. Il tour a zig zag, tra via Farinelli e via Monastir, con l'unico scopo di fare il pieno di pensionati che prendono la pensione non lo augurerei nemmeno alla Fornero. Un regista cinese ci farebbe un film di discreto successo. Un gerarca nazista potrebbe trarne ispirazione. Il progettista della linea deve aver fatto la colonscopia il giorno che l'ha disegnata e qualcosa deve essere andata storta. Gli sta bene.
Sono arrivato all'appuntamento con 35 minuti di ritardo. Torino è una città piccola e con la metropolitana è persino vivibile. Ma appena esci dalla green zone sei nella merda. è peggio che sui freccia rossa. Là ci sono la prima, la seconda, la terza e la quarta classe. La quinta classe non c'è, ma c'è il 34.
mercoledì 28 marzo 2012
martedì 13 marzo 2012
La coscienza di Zeno
Da studente non lo incrociai nemmeno. In quarta o in quinta si andava veloci da un collettivo a quello dopo e c'era da scioperare perché il riscaldamento non funzionava. E poi c'erano le compagne. Adesso non ne posso parlare, perché ho impiegato un mese e un giorno per leggerlo. Troppo. Si perde il gusto. E' come mettere tra i denti un boccone succulento e poi ruminarlo per minuti e minuti. Farà tanto bene alla digestione, ma si perde il piacere.
La colpa è solo mia. Ho preso La coscienza di Zeno dalla libreria, dove faceva paura con il suo titolo tanto famoso, e me lo sono portato sul sedile di mezzo della Multipla. E lì è rimasto anche quando mi sono accorto del suo valore. Perché lo volevo come compagno durante le varie attese. Attesa del figlio, attesa della moglie, attesa del treno, attesa dell'attesa.
E così, posso dire di conoscere soltanto superficialmente il protagonista, Zeno Cosini, pur sentendomi tanto vicino a lui. I sentimenti di Zeno, che sono così simili a quelli di tutti noi, noi uomini perlomeno, non li ho mai visti messi per iscritto così lucidamente e in una forma tanto elegante. Ci ha provato Kundera, forse, ma a Italo Svevo, Milan non gli allaccia nemmeno le scarpe.
Rimetto il libro dove l'ho preso, a far paura con un titolo tanto famoso e a farmi sentire in colpa per chissà quanto tempo.
venerdì 24 febbraio 2012
Paradiso amaro
Dire che “Paradiso amaro” è meglio di “Natale a Cortina” sarebbe come dire che il governo Monti è meglio di quello precedente. Vi fa correre al cinema? Purtroppo è un po' così: ti aspetti il Salvatore e trovi George in un bel filmetto, girato in location nuove e suggestive, con una storia importante, ma privo della capacità di convincere.
Intanto hanno risparmiato sugli obiettivi: il direttore della fotografia ha trovato un grandangolo in offerta e ha usato sempre quello: per i primi piani, per i paesaggi, per interni ed esterni. Se andate a vedere il film e non soffrite il mal di mare, guardate i lati dello schermo: vedrete le immagini deformarsi in tutte le scene. Se non vi ricordate che effetto fa una sbronza di Amaro Riccadonna, eccolo.Poi hanno preso una storia tragica e hanno tentato di trasformarla in commedia, che è un po' come avere gli ingredienti per fare la Sacher e aspettarsi che dal forno esca una 4 stagioni.
Gli attori: Clooney. Bello quanto vuoi, ma un'espressione intelligente non la regge per più di qualche secondo. Di Shailene Woodley, che nel film è la figlia diciassettenne di Clooney non posso parlare perché sono sposato e tutto quello che mi passa per la mente potrebbe essere usato contro di me. Patricia Hastie è la moglie di Clooney, in coma fin dalla prima scena. È la migliore: non ha espressioni. Infine Nick Krause, giovane maschio, razza bianca, l'adolescente che uccideresti se si avvicinasse a meno di sei metri da tua figlia.
Ci sono 5 nomination all'Oscar pronte a testimoniare l'opposto di quanto scritto fin qui, e tra queste quelle per miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista. Potrebbe anche vincere. Bisognerà vedere con chi si confronterà. Se esistesse l'Oscar per il miglior governo, lo dareste a Monti? Ecco. Uguale.
giovedì 28 gennaio 2010
Tra le nuvole
Anche se il protagonista è George Clooney non smettete di leggere. Non fa ridere nei film comici e non convince in tutti gli altri. Non è capace a recitare e sarebbe meglio se si limitasse a respirare quando è inquadrato, ma ci sono almeno un paio di scene nel film "Tra le nuvole" nelle quali, senza dimostrare un gran talento, George riesce a entrare nel suo personaggio. Forse è perché si tratta di un ruolo strano. Ryan, così si chiama il protagonista, è un professionista del licenziamento. Lui va dove gli dicono di andare, sempre in aereo, per licenziare la gente. E George-Ryan-air è bravissimo in questo. Potrebbe essere un bellissimo documentario drammatico pieno di gente licenziata, ma il regista Jason Reitman ama il rischio e gli affianca prima una giovane attrice con la quale il povero Clooney deve interagire e poi un'altra, capace di rimescolare il testosterone a tutti gli spettatori in sala. Si chiama Vera Farmiga, 36 anni, e quando la vedi ti succedono due cose. La prima: ti cade la mandibola. La seconda: ti accorgi che la stavi aspettando da tutta la vita.
Clooney diventa determinante perché quando c'è in scena lui è facile che arrivi lei. Per cui tutti attenti. Per altro il film è godibile, i dialoghi sono scritti bene, veloci, serrati e la fotografia si avvale di una non meglio specificata tecnica digitale 2D che offre una iper risoluzione senza togliere la morbidezza della pellicola. E così, nello splendore di milioni di pixel ti puoi gustare per pochi istanti il Farmiga sedere, che se fosse in 3D ti alzeresti in piedi per corrergli dietro, e un profilo di tetta che tridimensionale sarebbe letale.
Andrete a vederlo? Ma sì, la storia è carina e ha qualche spunto degno di nota, compreso il finale che abilita l'intera storia e riabilita persino il povero George.
Clooney diventa determinante perché quando c'è in scena lui è facile che arrivi lei. Per cui tutti attenti. Per altro il film è godibile, i dialoghi sono scritti bene, veloci, serrati e la fotografia si avvale di una non meglio specificata tecnica digitale 2D che offre una iper risoluzione senza togliere la morbidezza della pellicola. E così, nello splendore di milioni di pixel ti puoi gustare per pochi istanti il Farmiga sedere, che se fosse in 3D ti alzeresti in piedi per corrergli dietro, e un profilo di tetta che tridimensionale sarebbe letale.
Andrete a vederlo? Ma sì, la storia è carina e ha qualche spunto degno di nota, compreso il finale che abilita l'intera storia e riabilita persino il povero George.
lunedì 20 ottobre 2008
Vicky Cristina Barcelona
Avete una moglie (o un marito) che russa? Anche al cinema? Allora portatela a vedere “Vicky Cristina Barcelona”. Mentre le sue palpebre si abbatteranno come le azioni Unicredit nel portafoglio titoli di famiglia e lei/lui intonerà la dolce sigla del sonno per turbinati nasali deviati e corno, voi potrete decidere se imitarla o se far brillare gli occhietti nel buio per Scarlett Johansson, Rebecca Hall e Penelope Cruz, oppure per Javier Bradem. Quest’ultimo, è bene ricordarlo, è il meraviglioso assassino di “Non è un paese per vecchi”, dei fratelli Coen.

Il film è un Woody Allen duepuntozero. Potete vederlo solo se non avete sonno e se siete under 30. Oppure, se più anziani, se avete disinstallato definitivamente dal vostro cervello rigido per l’arteriosclerosi la versione 1.0, quella di “Provaci ancora Sam” per capirci.
Fatto questo, il film sarebbe anche godibile. Per capire se un film ti sta prendendo, a volte bastano una scena o una frase. Questa affiora puntuale sulle labbra piene di Scarlett Johansson, leggermente ubriaca, del tutto morbida e trasudante ferormoni. Dice la bionda a Javier Bradem, che lei si trova lì per fare l’amore, ma se scoprisse che lui indossa mutande del tipo sbagliato...allora no.
A quel punto se tu, spettatore maschio, pensi a che tipo di mutande hai indosso, e se ti prende il terrore di avere quelle sbagliate (e ti prende) significa che stai tentando di farti la Johansson, il che vuol dire che il film sta facendo il suo lavoro e che tu sei fuori come un melone.
C’era un condizionale buttato lì qualche riga sopra. Non è uno sbaglio. È per via della voce narrante, che rovina il film. Con petulante regolarità introduce, riassume e spiega ogni scena come un libro di Kundera. Non puoi farci niente, nemmeno concentrarti sul russare del compagno di poltrona, perché la voce è più forte. Non resta che ascoltare gli inutili commenti e sperare che questo bug venga eliminato nei prossimi film di Woody Allen, magari nella versione 3.0

Il film è un Woody Allen duepuntozero. Potete vederlo solo se non avete sonno e se siete under 30. Oppure, se più anziani, se avete disinstallato definitivamente dal vostro cervello rigido per l’arteriosclerosi la versione 1.0, quella di “Provaci ancora Sam” per capirci.
Fatto questo, il film sarebbe anche godibile. Per capire se un film ti sta prendendo, a volte bastano una scena o una frase. Questa affiora puntuale sulle labbra piene di Scarlett Johansson, leggermente ubriaca, del tutto morbida e trasudante ferormoni. Dice la bionda a Javier Bradem, che lei si trova lì per fare l’amore, ma se scoprisse che lui indossa mutande del tipo sbagliato...allora no.
A quel punto se tu, spettatore maschio, pensi a che tipo di mutande hai indosso, e se ti prende il terrore di avere quelle sbagliate (e ti prende) significa che stai tentando di farti la Johansson, il che vuol dire che il film sta facendo il suo lavoro e che tu sei fuori come un melone.
C’era un condizionale buttato lì qualche riga sopra. Non è uno sbaglio. È per via della voce narrante, che rovina il film. Con petulante regolarità introduce, riassume e spiega ogni scena come un libro di Kundera. Non puoi farci niente, nemmeno concentrarti sul russare del compagno di poltrona, perché la voce è più forte. Non resta che ascoltare gli inutili commenti e sperare che questo bug venga eliminato nei prossimi film di Woody Allen, magari nella versione 3.0
sabato 19 luglio 2008
Pioggia sulla becca Gialla
Soltanto un anno fa Cesare aveva i capelli lunghi e fini. Li portava liberi ai lati del volto facendoli passare dietro le orecchie. Quando arrampicava li raccoglieva con un nastrino elastico verde.
Ora quel nastro è arrotolato intorno al polso, ma Cesare è diventato talmente magro che l'elastico spesso scivola dalla mano e si perde in mezzo alle lenzuola.
Cesare ha i capelli spezzati, non cammina più, non vede più, sempre più spesso rimane incosciente per alcuni giorni di seguito. Parla con molta fatica e presto smetterà anche di respirare. Lo sa.
Piero vede per lui. Quasi ogni giorno verso sera lo va a trovare. Le sue visite sono brevi, ma a Cesare sono sufficienti perché Piero condivide la sua stessa passione. Piero e Cesare sono una coppia di alpinisti molto affiatata. Insieme hanno tracciato innumerevoli nuove vie su una serie infinita di pareti, dalle Marittime alle Giulie. Per questo sono piuttosto famosi non soltanto presso la piccola sezione del Club Alpino del loro paese, ma in tutto l'ambiente alpinistico nazionale e internazionale.
- Ciao Cesare, - dice Piero entrando nella stanza e chiudendo delicatamente la porta.
Cesare non risponde, ma sorride e Piero capisce che l'amico lo ha sentito.
- Ti porto buone notizie: ieri sera hanno rieletto Manlio Presidente della sezione. Non che sia un premio per lui, con tutto quello che c'è da fare, ma sono contento. -
Cesare approva continuando a sorridere, ma presto le labbra rosate si stancano e si distendono.
- Basta, non ci sono altre novità in paese. - conclude Piero.
- Racconta, hai voglia? - dice allora Cesare.
Piero temeva quella richiesta, è la stessa di ogni giorno, da mesi. E ogni giorno lo accontenta. Respira forte e sistema la sedia vicino alla finestra provocando più rumore del necessario. Poi si siede e comincia a parlare.
- Oggi c'è il sole, ma non è mica bello. Io e te non si arrampicherebbe mai in una giornata come questa. Al massimo si farebbe un po' di palestra gù da basso. Il cielo è quasi bianco, un po' filamentoso direi. Capace che si rannuvola in un momento e che fa temporale. -
Piero si volta verso Cesare. Il volto è disteso, ma non dorme: è in ascolto. Piero continua.
- C'è afa addirittura, infatti ho sudato a venire su lungo la strada. Ho fatto il giro lungo per vedere se era nato il vitello della Rita, ma non credo...-
- E la Becca Gialla? - domanda Cesare. è la stessa domanda di ogni giorno e Piero ogni giorno cerca nuove parole per descrivere al compagno la montagna che si erge a dominare il loro paese.
- è sempre lì. - risponde. - La vetta è di roccia nuda, di quel colore impreciso che conosci bene: a volte sembra zolfo e a volte sembra ruggine. Poco sotto la cima si vede quella pietraia in cui ci siamo persi quella volta, ricordi? Ho ancora male alle gambe adesso. Non se ne usciva più. E ci eravamo finiti seguendo le indicazioni di quel tale appena arrivato in sezione, come si chiamava? -
- Vattarin. -
- Giusto! La "pietraia Vattarin", se un giorno vogliamo fare uno scherzo a qualcuno lo facciamo passare di lì.
Verso il basso la pietraia è invasa dai cespugli e sotto i cespugli c'è la parete a picco. Ora è del tutto asciutta e quella sì che meriterebbe una bella visita in arrampicata libera. -
Cesare non risponde e Piero si chiede se si è addormentato.
Come sempre i suoi occhi corrono alle lenzuola tirate sopra il petto. Le osserva con attenzione per capire se si muovono. Si accorge di non provare nessuna emozione mentre compie questo controllo, ma non si biasima per questo. è stanco. Non riesce a sentirsi in colpa nemmeno quando, salendo i gradini che portano alla stanza, si augura di entrare e di non trovarlo più.
Cesare dorme. Piero lo guarda ancora per qualche istante, poi rivolge lo sguardo oltre i vetri. La luce accecante gli fa socchiudere le palpebre. Si alza e raggiunge la porta. Inutile rimanere, Cesare dormirà per ore.
- Ciao Cesare, - dice Piero entrando nella stanza - Disturbo? -
Cesare è sveglio e muove la testa verso la voce. Non tiene mai gli occhi aperti, e non solo perché non vede, ma perché ha paura di non fare in tempo a chiuderli quando verrà il momento.
- Scusami per ieri, non ce l'ho proprio fatta a venire, però ho una buona scusa. Non me la chiedi? Te la dico lo stesso. -
Cesare pare divertito e aspetta il resto della storia.
- No, ho cambiato idea, forse non è il caso di darti questa informazione, forse è meglio che la tenga per me. Tu non stai bene e potresti emozionarti troppo. No, fai finta che non ti abbia detto niente e non pensarci più. -
Piero ha tirato in lungo il gioco e sa di aver conquistato tutta l'attenzione di Cesare. Si è preparato quella premessa per strada, provandola persino tra sé e sé, allo scopo di creare una grande attesa. C'è riuscito, ma Cesare non pare interessato. L'unica cosa che il malato desidera da lui è sentire ogni giorno la descrizione della valle e delle sue cime. La notizia però è buona davvero e Piero gliela vuole comunicare.
- Va bene, giusto perché insisti e perché una volta mi hai tenuto la corda in una caduta, te lo dico lo stesso: stamattina mi ha telefonato un giornalista, ma non un giornalista qualunque, uno della Rivista. Vuole che io e te scriviamo una serie di sette articoli sulle nostre vie più difficili. E vuole anche tutte le foto. è o non è una bella notizia? -
Cesare apre la bocca per parlare, ma poi rinuncia. Scuote la testa.
- Ho visto gente più entusiasta. - commenta Piero che non capisce la reazione dell'amico. Cesare misura il silenzio e intuisce di averlo deluso. Decide di investire le energie della giornata per scusarsi.
- Sono troppo stanco. -
- Certo, - risponde fin troppo prontamente Piero. - Infatti pensavo di buttarli giù io gli articoli, a casa, uno per volta, e di leggerteli prima di metterli in bella e spedirli. -
- Piero, -
- Dimmi. -
- Pensi mai di trovarmi morto quando vieni qui? -
- Sì. -
- Bene, ora dimmi cosa vedi fuori, per favore. -
Piero riprende a respirare. Aveva smesso per qualche secondo. Il sangue gli martella le tempie come dopo una corsa in salita. Sente persino un senso di vertigine. Lo domina. Solleva la sedia e la avvicina alla finestra.
- Oggi è brutto - esordisce - Sulla cima della Becca probabilmente piove, le nuvole sono basse e la nascondono completamente. Certi sbuffi di nebbia pendono dal cielo come mammelle di vacca e corrono indipendenti lungo la valle. è tutto più verde con questo tempo. E più lucido anche. Le pietre che riempiono il canalone di sinistra della Becca quasi luccicano tanto sono pulite, mentre i resti della valanga nel canalone di destra si sono quasi completamente sciolti e se non si sono sciolti sono comunque ricoperti di terriccio.
A circa metà altezza, dove c'è la grande cengia obliqua, i larici crescono storti, non me ne ero mai accorto, ma forse oggi, con la pioggia, tutto sembra più vero, più vicino. -
Cesare si è assopito. Piero si alza e si avvicina al letto. Lo guarda a lungo prima di infilarsi il giubbotto.
- Ciao Cesare, piove ancora! -
- Ciao Piero, -
- Siamo in forma oggi o sbaglio? -
Cesare annuisce, poi risponde:
- è sempre così l'ultimo giorno. C'è un miglioramento apparente, poi la corda frega la roccia e zac, si spezza. -
Piero incassa il colpo. è contento che Cesare non possa vedere la sua espressione in quel momento.
Infine ritrova la forza. Gli viene in mente una battuta in risposta, ma non sa se sia ancora il momento per farla. Potrebbe apparire costruita. Se ci pensa troppo, è sicuro, diventa vecchia. Non rispondere sarebbe peggio:
- Ah, bene, così finalmente erediterò la tua attrezzatura. -
Cesare fa segno di sì con la testa e sorride. Piero può continuare.
- In cambio ti racconterò anche oggi la Becca Gialla.-
Piero interpreta il silenzio di Cesare come un consenso e inizia a parlare.
- Si vede poco della montagna oggi. è quasi tutto coperto dalla nebbia e dalla pioggia. Sui pascoli più bassi, gli unici che si scorgono nonostante la pioggia, c'è qualcuno che ha portato fuori le bestie. Oh, ecco là, si è formata una cascatella di scolo proprio sotto l'ultimo salto, dove ci allenavamo una volta con la corda doppia. -
- E il tempo che preferisco. - dice Cesare improvvisamente e Piero quasi si spaventa. Cesare continua:
- La nebbia mi ha sempre aiutato a sognare. Perché dietro ci può essere qualunque cosa: un vallone segreto, la baita di una strega, un burrone, un sentiero nascosto, un bosco fitto, una donna, qualunque cosa.-
Piero pensa che Cesare abbia ragione, tutto quello che non si vede è magico, ha fascino. Aspetta altre parole, ma non ne arrivano. Così come si è accesa, la fiammata si è spenta e Cesare è rimasto svuotato da ogni energia. Uscendo Piero saluta l'amico addormentato.
- Ciao Cesare, anche oggi pioggia e nebbia, sarai contento. -
Piero irrompe nella stanza portando odore di bagnato. Cesare non risponde e Piero si ferma con il giubbotto fradicio sfilato a metà braccia.
Nessuno lo ha avvertito. Nessuno gli ha detto nulla e nonostante i mesi di attesa non è preparato a vedere Cesare con le mani intrecciate sul petto, le scarpe lucide ai piedi e un abito grigio con cravatta nera.
Gli hanno risparmiato solo il fazzoletto intorno alla testa.
Dunque è successo.
è contento? Forse un poco sì. Per Cesare, per se stesso, per tutti.
Però adesso Cesare non c'è più e lui è rimasto solo.
Va alla finestra. Con un gesto automatico prende la sedia che nessuno ha spostato dal giorno prima e la sistema vicino al letto. Si siede, poi ci ripensa e torna alla finestra. Getta un'ultima occhiata al di là dei vetri.
è una pessima giornata.
Tutto è grigio e bagnato. Grigio il cielo, grigio l'asfalto della via, grigie le automobili, grigie le facce delle persone che si muovono sotto i neon negli uffici del palazzo di fronte. A Piero non piace la pioggia e sopporta male la città. Milano, in particolare, quando piove come oggi, fa schifo.
Ora quel nastro è arrotolato intorno al polso, ma Cesare è diventato talmente magro che l'elastico spesso scivola dalla mano e si perde in mezzo alle lenzuola.
Cesare ha i capelli spezzati, non cammina più, non vede più, sempre più spesso rimane incosciente per alcuni giorni di seguito. Parla con molta fatica e presto smetterà anche di respirare. Lo sa.
Piero vede per lui. Quasi ogni giorno verso sera lo va a trovare. Le sue visite sono brevi, ma a Cesare sono sufficienti perché Piero condivide la sua stessa passione. Piero e Cesare sono una coppia di alpinisti molto affiatata. Insieme hanno tracciato innumerevoli nuove vie su una serie infinita di pareti, dalle Marittime alle Giulie. Per questo sono piuttosto famosi non soltanto presso la piccola sezione del Club Alpino del loro paese, ma in tutto l'ambiente alpinistico nazionale e internazionale.
- Ciao Cesare, - dice Piero entrando nella stanza e chiudendo delicatamente la porta.
Cesare non risponde, ma sorride e Piero capisce che l'amico lo ha sentito.
- Ti porto buone notizie: ieri sera hanno rieletto Manlio Presidente della sezione. Non che sia un premio per lui, con tutto quello che c'è da fare, ma sono contento. -
Cesare approva continuando a sorridere, ma presto le labbra rosate si stancano e si distendono.
- Basta, non ci sono altre novità in paese. - conclude Piero.
- Racconta, hai voglia? - dice allora Cesare.
Piero temeva quella richiesta, è la stessa di ogni giorno, da mesi. E ogni giorno lo accontenta. Respira forte e sistema la sedia vicino alla finestra provocando più rumore del necessario. Poi si siede e comincia a parlare.
- Oggi c'è il sole, ma non è mica bello. Io e te non si arrampicherebbe mai in una giornata come questa. Al massimo si farebbe un po' di palestra gù da basso. Il cielo è quasi bianco, un po' filamentoso direi. Capace che si rannuvola in un momento e che fa temporale. -
Piero si volta verso Cesare. Il volto è disteso, ma non dorme: è in ascolto. Piero continua.
- C'è afa addirittura, infatti ho sudato a venire su lungo la strada. Ho fatto il giro lungo per vedere se era nato il vitello della Rita, ma non credo...-
- E la Becca Gialla? - domanda Cesare. è la stessa domanda di ogni giorno e Piero ogni giorno cerca nuove parole per descrivere al compagno la montagna che si erge a dominare il loro paese.
- è sempre lì. - risponde. - La vetta è di roccia nuda, di quel colore impreciso che conosci bene: a volte sembra zolfo e a volte sembra ruggine. Poco sotto la cima si vede quella pietraia in cui ci siamo persi quella volta, ricordi? Ho ancora male alle gambe adesso. Non se ne usciva più. E ci eravamo finiti seguendo le indicazioni di quel tale appena arrivato in sezione, come si chiamava? -
- Vattarin. -
- Giusto! La "pietraia Vattarin", se un giorno vogliamo fare uno scherzo a qualcuno lo facciamo passare di lì.
Verso il basso la pietraia è invasa dai cespugli e sotto i cespugli c'è la parete a picco. Ora è del tutto asciutta e quella sì che meriterebbe una bella visita in arrampicata libera. -
Cesare non risponde e Piero si chiede se si è addormentato.
Come sempre i suoi occhi corrono alle lenzuola tirate sopra il petto. Le osserva con attenzione per capire se si muovono. Si accorge di non provare nessuna emozione mentre compie questo controllo, ma non si biasima per questo. è stanco. Non riesce a sentirsi in colpa nemmeno quando, salendo i gradini che portano alla stanza, si augura di entrare e di non trovarlo più.
Cesare dorme. Piero lo guarda ancora per qualche istante, poi rivolge lo sguardo oltre i vetri. La luce accecante gli fa socchiudere le palpebre. Si alza e raggiunge la porta. Inutile rimanere, Cesare dormirà per ore.
- Ciao Cesare, - dice Piero entrando nella stanza - Disturbo? -
Cesare è sveglio e muove la testa verso la voce. Non tiene mai gli occhi aperti, e non solo perché non vede, ma perché ha paura di non fare in tempo a chiuderli quando verrà il momento.
- Scusami per ieri, non ce l'ho proprio fatta a venire, però ho una buona scusa. Non me la chiedi? Te la dico lo stesso. -
Cesare pare divertito e aspetta il resto della storia.
- No, ho cambiato idea, forse non è il caso di darti questa informazione, forse è meglio che la tenga per me. Tu non stai bene e potresti emozionarti troppo. No, fai finta che non ti abbia detto niente e non pensarci più. -
Piero ha tirato in lungo il gioco e sa di aver conquistato tutta l'attenzione di Cesare. Si è preparato quella premessa per strada, provandola persino tra sé e sé, allo scopo di creare una grande attesa. C'è riuscito, ma Cesare non pare interessato. L'unica cosa che il malato desidera da lui è sentire ogni giorno la descrizione della valle e delle sue cime. La notizia però è buona davvero e Piero gliela vuole comunicare.
- Va bene, giusto perché insisti e perché una volta mi hai tenuto la corda in una caduta, te lo dico lo stesso: stamattina mi ha telefonato un giornalista, ma non un giornalista qualunque, uno della Rivista. Vuole che io e te scriviamo una serie di sette articoli sulle nostre vie più difficili. E vuole anche tutte le foto. è o non è una bella notizia? -
Cesare apre la bocca per parlare, ma poi rinuncia. Scuote la testa.
- Ho visto gente più entusiasta. - commenta Piero che non capisce la reazione dell'amico. Cesare misura il silenzio e intuisce di averlo deluso. Decide di investire le energie della giornata per scusarsi.
- Sono troppo stanco. -
- Certo, - risponde fin troppo prontamente Piero. - Infatti pensavo di buttarli giù io gli articoli, a casa, uno per volta, e di leggerteli prima di metterli in bella e spedirli. -
- Piero, -
- Dimmi. -
- Pensi mai di trovarmi morto quando vieni qui? -
- Sì. -
- Bene, ora dimmi cosa vedi fuori, per favore. -
Piero riprende a respirare. Aveva smesso per qualche secondo. Il sangue gli martella le tempie come dopo una corsa in salita. Sente persino un senso di vertigine. Lo domina. Solleva la sedia e la avvicina alla finestra.
- Oggi è brutto - esordisce - Sulla cima della Becca probabilmente piove, le nuvole sono basse e la nascondono completamente. Certi sbuffi di nebbia pendono dal cielo come mammelle di vacca e corrono indipendenti lungo la valle. è tutto più verde con questo tempo. E più lucido anche. Le pietre che riempiono il canalone di sinistra della Becca quasi luccicano tanto sono pulite, mentre i resti della valanga nel canalone di destra si sono quasi completamente sciolti e se non si sono sciolti sono comunque ricoperti di terriccio.
A circa metà altezza, dove c'è la grande cengia obliqua, i larici crescono storti, non me ne ero mai accorto, ma forse oggi, con la pioggia, tutto sembra più vero, più vicino. -
Cesare si è assopito. Piero si alza e si avvicina al letto. Lo guarda a lungo prima di infilarsi il giubbotto.
- Ciao Cesare, piove ancora! -
- Ciao Piero, -
- Siamo in forma oggi o sbaglio? -
Cesare annuisce, poi risponde:
- è sempre così l'ultimo giorno. C'è un miglioramento apparente, poi la corda frega la roccia e zac, si spezza. -
Piero incassa il colpo. è contento che Cesare non possa vedere la sua espressione in quel momento.
Infine ritrova la forza. Gli viene in mente una battuta in risposta, ma non sa se sia ancora il momento per farla. Potrebbe apparire costruita. Se ci pensa troppo, è sicuro, diventa vecchia. Non rispondere sarebbe peggio:
- Ah, bene, così finalmente erediterò la tua attrezzatura. -
Cesare fa segno di sì con la testa e sorride. Piero può continuare.
- In cambio ti racconterò anche oggi la Becca Gialla.-
Piero interpreta il silenzio di Cesare come un consenso e inizia a parlare.
- Si vede poco della montagna oggi. è quasi tutto coperto dalla nebbia e dalla pioggia. Sui pascoli più bassi, gli unici che si scorgono nonostante la pioggia, c'è qualcuno che ha portato fuori le bestie. Oh, ecco là, si è formata una cascatella di scolo proprio sotto l'ultimo salto, dove ci allenavamo una volta con la corda doppia. -
- E il tempo che preferisco. - dice Cesare improvvisamente e Piero quasi si spaventa. Cesare continua:
- La nebbia mi ha sempre aiutato a sognare. Perché dietro ci può essere qualunque cosa: un vallone segreto, la baita di una strega, un burrone, un sentiero nascosto, un bosco fitto, una donna, qualunque cosa.-
Piero pensa che Cesare abbia ragione, tutto quello che non si vede è magico, ha fascino. Aspetta altre parole, ma non ne arrivano. Così come si è accesa, la fiammata si è spenta e Cesare è rimasto svuotato da ogni energia. Uscendo Piero saluta l'amico addormentato.
- Ciao Cesare, anche oggi pioggia e nebbia, sarai contento. -
Piero irrompe nella stanza portando odore di bagnato. Cesare non risponde e Piero si ferma con il giubbotto fradicio sfilato a metà braccia.
Nessuno lo ha avvertito. Nessuno gli ha detto nulla e nonostante i mesi di attesa non è preparato a vedere Cesare con le mani intrecciate sul petto, le scarpe lucide ai piedi e un abito grigio con cravatta nera.
Gli hanno risparmiato solo il fazzoletto intorno alla testa.
Dunque è successo.
è contento? Forse un poco sì. Per Cesare, per se stesso, per tutti.
Però adesso Cesare non c'è più e lui è rimasto solo.
Va alla finestra. Con un gesto automatico prende la sedia che nessuno ha spostato dal giorno prima e la sistema vicino al letto. Si siede, poi ci ripensa e torna alla finestra. Getta un'ultima occhiata al di là dei vetri.
è una pessima giornata.
Tutto è grigio e bagnato. Grigio il cielo, grigio l'asfalto della via, grigie le automobili, grigie le facce delle persone che si muovono sotto i neon negli uffici del palazzo di fronte. A Piero non piace la pioggia e sopporta male la città. Milano, in particolare, quando piove come oggi, fa schifo.
giovedì 10 luglio 2008
Wanted
Non capiterà, ma se per caso qualcuno vi proponesse di andare a vedere “Wanted”, offrendosi di pagarvi il biglietto, non accettate oppure fatevi anche pagare una cena da 60 euro.
Io ci sono andato, ovviamente gratis, con moglie e figlio quattordicenne.All’uscita ho chiesto all’adolescente cosa pensasse del film.
Silenzio.
“Ti è piaciuto?”
Silenzio.
Guarda Ale, che se ti è piaciuto le prendi”.
Silenzio.
Sta a vedere che gli è piaciuto. La cosa è sconvolgente perché ti chiedi “ma chi ho in casa?”. Poi, siccome è un figlio, cerchi delle giustificazioni. Può darsi che il film per lui sia sopportabile perché sembra un videogame. Per un patito di Xbox e PlayStation e dei giochi del genere “spara-tutto” potrebbe forse essere interessante, perché non c’è altro: sparatorie, azioni impossibili, inseguimenti. Manca, però, totalmente di interattività e questo per un gioco è un limite. Fa tutto il protagonista, che potrebbe essere il fratello scemo di Pippo Inzaghi e tu non puoi nemmeno farlo precipitare da un grattacielo.
Al papà del quattordicenne potrebbe essere piaciuta Angelina Jolie, ma non bastano due labbra che se la tirano da sfintere e un didietro nudo e iper tatuato per perdonare un’ora e mezza di profondo coma.
Non capiterà, quindi sono parole inutili. Ma se capitasse, siete avvertiti.
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