Ho
approfittato del ponte per dare il bianco nella stanza di Figlio 1.
Ieri ho preparato tutto, stamattina ho iniziato. Tempo mezzora e l'amico
immaginario, che non vedevo da un po',si è presentato in tuta bianca
per dare una mano. Arriva sempre quando faccio qualcosa da solo.
Pennello lui, pennello io, l'idea era di fare abbastanza in fretta. Tuttavia la camera è sotto il tetto, il soffitto è spiovente e l'armadio non si può spostare più di tanto. Insomma è faticoso.
Quasi subito, le campane della chiesa cominciano un concerto, decisamente più festoso del solito.
- L'Immacolata - sorride lui, anticipando la mia battuta che sarebbe
stata: “Che abbiano segato Renzi e la Boschi?”. Invece mi tocca
ribattere: - L'8 dicembre. -
- L'immacolata concezione. - corregge lui.
- È festa. - dico io. Non mi va di lasciargli l'ultima parola su questi
argomenti perché sono antipatico, dispettoso e perché non mi va.
- È la festa con cui tutti glorifichiamo la verginità della madre di nostro Signore. - specifica.
A volte mi chiedo perché mi sia toccato un amico immaginario come
questo, che quando parla è così preso ad assumere espressioni estatiche,
che smette di lavorare.
- Sarebbe lo Spirito Santo che... - dico io.
- Sì. - conferma lui. - Il concepimento senza peccato. L'esempio. -
- E tu ci credi. - dico. Non domando: affermo.
- Certo. Non si spiegherebbe altrimenti la Sua Maternità, se non con un intervento Divino. Maria è semprevergine. -
La risposta esatta sarebbe “Ma tu che cazzo ne sai?”, ma forse potrei
spiegarglielo scientificamente, potrei dirgli che sta cosa non sta in
piedi. Per esempio, se una ragazza in età fertile, vergine quanto vuoi,
entrasse a casa nostra, con tutti i maschi che siamo, potrebbe benissimo
uscire ancora vergine e pure incinta. Le basterebbe andare in bagno
sfiorando il bidet, l'asse del water, l'asciugamano delle mani, quello
dei piedi, della faccia, un accappatoio a caso, le piastrelle, la
doccia, le spugne, una maniglia, il termosifone, le presine delle
pentole, i calzini, lenzuola, pigiami, magliette, abat jour, tastiera
del computer, gelatina, tirami su e fegato in frigo, Scottex Casa...
- Ma poi. - invece questo glielo dico davvero - Che cosa c'è di non immacolato in un concepimento non divino? -
- Niente. - risponde lui - Se due sposi uniti sotto Cristo si uniscono
in una sola carne, questo atto è benedetto dal Signore. -
È il mio caso di tanti anni fa, ma non mi va di essere benedetto, come dirglielo?
Glielo dico così: - Quindi io che ho Figlio 1 emigrato in Portogallo,
Figlio 2 devoto a Satana e Figlio 3 stupefacentemente sempre fuori casa,
sarei stato benedetto? Pensa se Gesù mi avesse mandato a fanculo! -
In questi casi, l'Amico immaginario scuote la testa e mi lascia fare.
So che dentro di sé mi assolve perché non so quel che dico. E io mi
incazzo ancora di più.
E poi, l'amico immaginario mi aiuterà anche,
ma alla fine della prima mano, le spalle mi fanno male e le braccia mi
tremano come se avessi fatto tutto da solo. E mi tocca pure invitarlo a
pranzo!
venerdì 25 dicembre 2015
Punta di Praghetta
A fare gite lunghe e faticose come questa (1300 m di dislivello) da soli
c'è da uscire di testa. Per questo ho chiesto all'amico immaginario di
accompagnarmi. Era da un po' che non facevamo gite insieme, da quando
abbiamo litigato per il caffè. Oggi, quando ho tirato fuori il thermos
dallo zaino e mi sono ricordato solo in quel momento che lui lo beve
solo nero e io invece l'avevo di nuovo preparato con il latte, mi sono
sentito un idiota e stavo per scusarmi.
Ma lui ha tirato fuori un suo thermos con il caffè. Novità assoluta.
Siccome era tradizione che io offrissi il caffè e lui il dolcino, ho
pensato: “non avrà portato un dolcino per me e mi sta bene”. Sbagliavo
di nuovo: ha tirato fuori due girelle al cioccolato e me ne ha data una.
Tuttavia oggi abbiamo discusso di altro. Ho notato che ha sempre delle
monete da 50 centesimi in tasca. Sempre! E io so perché. Perché ogni
volta che incontra un mendicante, una zingara, un poveraccio, lui gli
allunga una moneta. Oggi gliel'ho fatto notare e lui ha tirato fuori la
storia di Gesù. “Ho sempre paura che sia Gesù travestito” mi ha
confessato.
“Gesù?” gli ho domandato. Lui mi ha ricordato la storia di San Martino, quello dell'estate, che diede metà del suo mantello a un poveraccio infreddolito (che era Gesù travestito) e Gesù lo ricompensò con la faccenda che sappiamo. Ha questa ossessione. “E se poi fosse Gesù?” mi dice.
Al che gli dico che secondo me lui compie gesti nobili, ma si preoccupa per niente, perché Gesù non esiste. Cioè, Dio non esiste di sicuro, per cui anche Gesù mi sembra poco probabile.
“Tu non credi?” mi ha chiesto e sembrava lo scoprisse in quel momento.
“Zero,”
“Non credi in niente?”
“In nessuna deità, di sicuro, e non nella vita dopo la morte.”
“Non si può non credere” ha quasi urlato e intanto col braccio mi mostrava il panorama, la valle e tutto quanto. A parte il fatto che la valle l'ha scavata il ghiacciaio e non Dio con la paletta, mi davano fastidio le sue parole.
“Si può, sì!” ho ribadito.
“Tu credi e non lo sai. Pensi di non credere.”
Al che sono un po' sbottato: “Ma evolviti!” gli ho detto. “Sono argomenti che tirano fuori le compagne bigotte alle medie. I pokemon sono più avanti di te!”
È finita che si è offeso. Molto. Ma ormai la girella me l'aveva data.
“Gesù?” gli ho domandato. Lui mi ha ricordato la storia di San Martino, quello dell'estate, che diede metà del suo mantello a un poveraccio infreddolito (che era Gesù travestito) e Gesù lo ricompensò con la faccenda che sappiamo. Ha questa ossessione. “E se poi fosse Gesù?” mi dice.
Al che gli dico che secondo me lui compie gesti nobili, ma si preoccupa per niente, perché Gesù non esiste. Cioè, Dio non esiste di sicuro, per cui anche Gesù mi sembra poco probabile.
“Tu non credi?” mi ha chiesto e sembrava lo scoprisse in quel momento.
“Zero,”
“Non credi in niente?”
“In nessuna deità, di sicuro, e non nella vita dopo la morte.”
“Non si può non credere” ha quasi urlato e intanto col braccio mi mostrava il panorama, la valle e tutto quanto. A parte il fatto che la valle l'ha scavata il ghiacciaio e non Dio con la paletta, mi davano fastidio le sue parole.
“Si può, sì!” ho ribadito.
“Tu credi e non lo sai. Pensi di non credere.”
Al che sono un po' sbottato: “Ma evolviti!” gli ho detto. “Sono argomenti che tirano fuori le compagne bigotte alle medie. I pokemon sono più avanti di te!”
È finita che si è offeso. Molto. Ma ormai la girella me l'aveva data.
Frollini e caffè
L'Amico Immaginario di solito porta due dolcetti e io il caffè caldo. A
lui piace nero. Io invece lo bevo solo macchiato. Così lo porto che
sembra caffelatte. (Non posso portare il latte a parte perché il latte
raffredderebbe il caffè, mi spiego? A casa invece verso nel thermos
caffè e latte bollenti.)
Ieri, al bivacco Borroz, in Clavalitè, s'è incazzato quando ha visto che era di nuovo macchiato. Si è inalberato un po' troppo in fretta. Secondo me ci pensava già da un po' e si era già costruito la litigata nella sua testa. Morale: non mi ha dato uno dei due dolcetti che aveva portato e mi ha detto di bermelo tutto il mio caffè che non ne aveva voglia. Morale 2: all'interno del bivacco Borroz (bellissimo, tenuto benissimo, confortevolissimo) c'era un pacco di frollini, per di più senza olio di palma. Ne ho inzuppati due o tre nel caffè macchiato, davanti a lui, godendo come un ermellino in calore. Nella foto ho dovuto nascondere la mia soddisfazione per non far degenerare la cosa. La piccola scaramuccia è poi rientrata e se mi ci sono dilungato è solo perché sulla gita non c'è molto altro da dire.
Ieri, al bivacco Borroz, in Clavalitè, s'è incazzato quando ha visto che era di nuovo macchiato. Si è inalberato un po' troppo in fretta. Secondo me ci pensava già da un po' e si era già costruito la litigata nella sua testa. Morale: non mi ha dato uno dei due dolcetti che aveva portato e mi ha detto di bermelo tutto il mio caffè che non ne aveva voglia. Morale 2: all'interno del bivacco Borroz (bellissimo, tenuto benissimo, confortevolissimo) c'era un pacco di frollini, per di più senza olio di palma. Ne ho inzuppati due o tre nel caffè macchiato, davanti a lui, godendo come un ermellino in calore. Nella foto ho dovuto nascondere la mia soddisfazione per non far degenerare la cosa. La piccola scaramuccia è poi rientrata e se mi ci sono dilungato è solo perché sulla gita non c'è molto altro da dire.
martedì 1 dicembre 2015
The Visit
Nella lista di film che mi porterò in
paradiso per non annoiarmi ci sono “Vacanze romane” “Operazione
sottoveste” “Blade runner” “Pulp fiction” “Blues
brothers” un paio di porno nel caso in cui la chiavetta UMTS di
Vodafone non prendesse e, certamente, “Il sesto senso” di Night
Shyamalan. Anzi, “Il sesto senso” è nella mia top five. Forse
era addirittura al primo posto fino a un mese fa quando è stato
sostituito da “Dio esiste e vive a Bruxelles”.
Perché mi piace così tanto “Il
sesto senso”? Perché è genio puro. Per questo ieri sono andato a
vedere il nuovo film di Shyamalan, “The Visit”. Purtroppo “The
Visit” non entra nella lista di dvd da portare in paradiso. Al
massimo posso consigliarlo al San Pietro di caffè Lavazza e solo
perché mi sta sulle palle.
Non che “the Visit” sia fatto male,
al contrario, ma non è l'horror che mi aspettavo da Shyamalan. Mi ha
deluso la semplicità della storia. Non è minimamente cervellotico.
Il colpo di scena c'è anche qui, ma mentre nel “Sesto senso” ti
rovescia dalla sedia, qui al massimo ti cambia il punto di vista.
Chi non mi delude mai è il pubblico
delle sale canavesane. Anni fa mi lamentavo dei truzzi in sala.
Peggio dei truzzi ci sono i pensionati piemontesi. Commentano. Ieri
ne avevo 4 nella fila dietro la mia. Il film inizia con un paesaggio
pieno di neve, e da dietro senti “ah, che bela la fioca” (che
bella la neve). Dopo poco “O già A sun in America” (Per forza,
sono in America) e l'altro giustamente: “an belesì a fioca pi nen”
(qui non nevica più) e via così. Notare che i titoli di testa sono
finiti da un pezzo. Il film è in pieno svolgimento. Ed è un horror,
cazzo! E quelli continuano. Ormai ho un'età in cui posso anche
rischiare di morire, quindi mi volto per mettere in chiaro che anche
un paese come Valperga potrebbe avere il suo Bataclan. Non li sento
più per tutto il film e non capisco come mai. Non sono certo le mie
minacce, perché non faccio paura a nessuno. Non è il film, poiché
fa meno paura di me. Quindi? Mi piace pensare che si siano
addormentati. E spero per sempre.
martedì 17 novembre 2015
Dio esiste e vive a Bruxelles
Se avessi scritto questo commento il
giorno dopo aver visto il film, sull'onda dell'emozione, avrei detto
che è forse il più bel film che abbia mai visto. Oggi, a una
settimana di distanza, recuperata lucidità e oggettività, posso
affermare che “Dio esiste e abita a Bruxelles” è il più bel
film che abbia mai visto. Il “forse” della prima frase l'ho perso
nei giorni seguenti, quando scene, idee, parole e immagini
continuavano a venirmi su, come i peperoni alla bagna caoda. I miei
figli 2 e 3, che erano con me, hanno il mio stesso alito. Dare il
massimo dei voti richiede qualche argomentazione. Io non me la sento
tanto. Non so nemmeno dire a quale genere appartenga. È una
commedia? Forse, nella misura in cui una canzone di De André può
essere considerata una canzonetta. È un dramma? Proprio no, anche se
questo film parla soprattutto di morte. Facciamo così. Mi spendo un
credito, sempre che in anni di commenti ne abbia accumulato qualcuno.
Vi dico fidatevi e andate a vederlo quando uscirà nelle sale il 26
novembre. Purtroppo sarete un po' prevenuti se avrete letto queste
righe e quindi probabilmente non lo troverete il film più bello che
abbiate mai visto, ma non importa, perché sotto sotto, senza che voi
ve ne accorgiate, lui lavorerà in background e vi farà svegliare
con i peperoni nello stomaco. Fidatevi.
domenica 15 novembre 2015
Luna
Gabriele tornava a casa stanco, ma
molto fiero del suo nuovo lavoro di aiuto doppiatore di astronauti,
una di quelle professioni che prima di una certa data non esisteva,
ma che ora, invece, andava per la maggiore. Era ancora più fiero di
aver ottenuto il posto senza raccomandazioni. Aveva risposto ad un
annuncio apparso sul giornale. Tutto qui.
E adesso cresceva, perché il capo, al
Centro Doppiaggio Astronauti lo aveva congedato il primo giorno
dicendogli: “Pensi a crescere in fretta”.
Stava proprio pensando a crescere
quando arrivò a casa. Gabriele viveva solo, per questo non aveva
bisogno di molto spazio, ma siccome non gli piacevano i monolocali,
aveva diviso la cucina dal letto con una libreria sulla quale teneva
la collezione completa de “La voce di Gagarin”.
Arrivò a casa e aspettò.
Ornella entrò ventisette secondi dopo,
scusandosi per il ritardo. Per essere sicura di essere perdonata, gli
domandò che ora fosse su Marte. Era un metodo che funzionava sempre.
Gabriele consultò il suo orologio da polso con l'ora di tutto
l'universo e con grande orgoglio rispose che su Marte era ieri alle
tre meno cinque.
In quel momento, ora terrestre, suonò
la postina Felicita. Gabriele aprì e ricevette un telegramma. Era un
messaggio del capo che lo richiamava con urgenza al Centro Doppiaggio
Astronauti, perché il doppiatore titolare si era macchiato in un
corpo a corpo con la macchina del caffè, il vice era in ferie e
quella sera era previsto il primo sbarco umano sulla Luna. Stop.
Felicita domandò se si trattasse di
cattive notizie.
“No” rispose Gabriele “Al
contrario: è un'ottima occasione per crescere”.
Si scusò con Ornella e le disse di non
aspettarlo, raccomandò al pull-over di non infeltrirsi nell'ammollo,
inforcò la bicicletta e partì.
Il Centro Doppiaggio Astronauti era in
fermento. Mancava pochissimo all'allunaggio e i bicchieri di carta
con l'aranciata non erano ancora pronti; colpa del litigio avvenuto
nel pomeriggio tra la macchina del caffè e quella delle bibite per
questioni di una spina doppia. Giovanni, il collega che era
intervenuto per interporre i suoi buoni uffici, aveva ricevuto una
spruzzata di cappuccino sulla camicia ed era dovuto correre a casa
prima che asciugasse. La macchina del caffè, per attenuare il senso
di colpa, ronzava tranquilla, distribuendo ottimi caffè, cioccolate
e persino tramezzini, cosa che creava anche qualche problema coi
sindacati.
Il capo era nervoso, molto nervoso e
particolarmente cattivo. Guardava male l'interprete di inglese e
doveva aver appena fatto una bella tirata all'addetto ai bip, visto
che questi non alzava lo sguardo dal monitor e aveva le cuffie in
testa tutte spettinate. Gabriele si sedette alla sua postazione di
doppiatore, indossò le cuffie e schiacciò il bottone. Era
emozionatissimo. Fino ad allora aveva sempre e soltanto doppiato
astronauti in orbita e, per di più, in telecronaca registrata.
Quella sera avrebbe invece parlato in diretta a milioni e milioni di
telespettatori, imprestando la sua voce niente di meno che
all'astronauta americano Braccetti, quello che per primo avrebbe
posato il piede sulla Luna. Provò a indovinare quali frasi avrebbe
potuto dire Braccetti, ma fu interrotto dall'addetto ai bip che
disse: “bip”.
Era il segnale: iniziava la fase di
allunaggio. Il capo si sedette sulla poltrona vicino a Gabriele e gli
rivolse un'occhiata di totale sfiducia. Gabriele rispose con un
sorriso timido; sapeva che doveva ancora crescere tanto. Di sicuro
cresceva la tensione. Più il modulo lunare si abbassava, più
l'addetto ai bip stonava i suoi “bip”. Ad un tratto si sentì la
voce di Braccetti. L'interprete tradusse, Gabriele sudò.
“Mancano pochi metri” disse nel
microfono a milioni e milioni di telespettatori.
Il capo annuì. Era fatta. Aveva detto
le sue prime parole in diretta e le aveva dette bene. Si sentì
crescere un po'.
“Bip” disse l'addetto ai bip.
Gabriele si concentrò. De Paoli,
l'altro astronauta americano, parlò a sua volta, l'interprete
tradusse e tutti fissarono Francescoli, il doppiatore anziano che
imprestava la voce a De Paoli. Francescoli era una sicurezza per il
Centro Doppiaggio Astronauti. Eppure anche Francescoli era
emozionato; si capiva dal suo pallore, dall'occhio fisso e dal torace
che non si alzava e abbassava secondo la respirazione.
“Francescoli!” tuonò il capo. Ma
Francescoli proprio non respirava più e chissà da quanto tempo. Il
capo in persona rimosse la salma e sostituì il defunto alla
postazione. Si fece ripetere la traduzione dall'interprete di
inglese.
“Mancano pochi metri” suggerì
questi.
“Mancano pochi metri” ripeté il
capo al microfono.
“Bip bip bip” disse l'addetto ai
bip.
Poi fu di nuovo la voce di Braccetti a
irrompere nella sala doppiaggio. L'interprete tradusse alla lettera:
“Fa caldo oggi eh?”
Gabriele guardò il capo che scosse la
testa incredulo e sconsolato, poi decise di improvvisare qualcosa di
meno banale.
“Mancano pochi metri” disse.
Il capo fece OK con la mano. Gabriele
si sentì crescere ancora.
“Bip” disse l'addetto ai bip.
D'un tratto si intromise la voce di
Houston, che domandò quanti metri mancassero.
“Mancano pochi metri” dovette
rispondere Gabriele doppiando Braccetti.
La sabbia della Luna, intanto, appariva
sempre più vicina, grigio perla su fondo grigiastro.
Mancavano pochi metri all'allunaggio
quando Houston domandò nuovamente quanti metri mancassero. Il capo
fece un gesto volgarissimo con entrambe le mani, mentre Braccetti
rispondeva, l'interprete traduceva e Gabriele doppiava:
“Mancano pochi metri”.
“Bip”
La navicella si posò sulla Luna e si
arrestò.
“Bip bip bip bip bip” disse
l'addetto ai bip preso dall'entusiasmo.
“Houston ci sentite?” dissero
Braccetti e poi Gabriele.
Da Houston dissero che li sentivano
forte e chiaro, ma che la smettessero di parlare che era ora di
uscire.
“Bip?” osò l'addetto ai bip.
Braccetti disse che stava aprendo il
portello e si preparava a scendere.
Gabriele capì e iniziò a trasmettere
senza aspettare la traduzione da parte dell'interprete di inglese, il
quale ebbe un gesto di stizza e guardò il capo affinché redarguisse
il vice aiuto doppiatore. Ma il capo non gli badò.
Braccetti scese un gradino della
scaletta a pioli del modulo lunare. Si fermò e domandò al compagno
De Paoli quanto mancasse.
“Mancano pochi gradini” disse De
Paoli prontamente doppiato dal capo.
“Bip”
“Houston domandò quanto mancava e
Braccetti rispose che mancavano pochi gradini.
Da Roma, il giornalista della Rete
nazionale domandò al Centro Doppiaggio quanto mancasse.
“Mancano pochi gradini” rispose
Gabriele accorgendosi troppo tardi che in realtà Braccetti non aveva
detto nulla. Ma andava tutto bene. Sui monitor, la discesa di
Braccetti era maestosamente lenta. Mancavano pochi gradini: tre...
due... uno...
“Bip!”
Silenzio.
Poi Braccetti disse alcune parole, le
prime parole del primo uomo sulla Luna.
Si sentirono forte e chiaro, ma
l'interprete non tradusse e si tolse le cuffie. Il capo lo guardò,
la macchina del caffè lo guardò, Gabriele lo guardò. Forse
l'interprete era ancora offeso per prima?
“E allora?” domandò l'addetto ai
bip.
“Non posso” disse il traduttore con
la disperazione aggrappata alle corde vocali.
“Traduci!” intimò il capo,
eruttando lava dalle fauci.
Il traduttore si fece piccolo piccolo e
riparandosi la testa con le braccia, parlò:
“Ha detto... Braccetti ha detto...”
“Cosa cazzo ha detto?” domandò il
cadavere di Francescoli.
“Braccetti ha detto: merda, ho
pestato una merda”
Il capo scoprì i denti enormi da
licantropo e squadrò i suoi collaboratori, uno per uno, alla ricerca
di una vittima. L'addetto ai bip emise un suono incomprensibile e si
chinò sotto la consolle per allacciarsi le pantofole. La macchina
del caffè cominciò a riordinare tutti i bicchierini di carta,
l'interprete di inglese sfogliava convulsamente il suo dizionario
ripetendo: “Ha proprio detto merda quello stupido, ha detto merda!”
Quelli delle onoranze funebri La
Cattolica smisero di ricomporre il corpo di Francescoli.
Gabriele era al suo posto con le cuffie
un po' storte sulla testa. Il capo incombeva si di lui con l'alito
che sapeva di guarnizione bruciata. Il mondo intero aspettava.
Eppure, nonostante il terrore di cui
era preda, Gabriele capì che quella era l'occasione per crescere e
che non ne avrebbe avute altre. Si alzò in piedi e avvicinò il
microfono alla bocca. Il capo si immobilizzò come un vampiro di
fronte a una croce di aglio.
Gabriele premette il tasto per
trasmettere in diretta.
Il capo afferrò la sua magnum 357. Era
in piedi sulla poltroncina ed era salito così in alto che il neon
sul soffitto gli rizzava i capelli, nonostante fosse pelato.
Allora Gabriele parlò.
Con tono calmo e solenne, improvvisò
per Braccetti parole che sarebbero state udite da milioni e milioni
di telespettatori.
“Un piccolo passo per un uomo, un
grande passo per l'umanità intera” disse.
La frase fece immediatamente il giro
del mondo e qualcuno da Houston la suggerì a Braccetti che stava
passeggiando sulla Luna con le mani in seconda, fingendo di aver
perso il contatto.
Il capo baciò a lungo Gabriele,
ringraziandolo a nome delle Telecomunicazioni Mondiali per la sua
bella frase che nel frattempo era già stata scolpita su pezzetti di
marmo e venduta ai turisti nelle piazze di tutto il mondo. Quelli
della Cattolica uscirono dalla sala a braccetto con Francescoli,
mentre l'interprete di inglese intratteneva l'addetto ai bip su
alcuni aspetti del Contratto Nazionale di Lavoro Doppiatori.
Gabriele era cresciuto un po'.
A casa, Ornella, felice, piangeva.
Scritto nel lontanissimo 1988 e pubblicato nel 94 o 95 sull'agenda diario "Il Diventone" edita da Seven Spa
martedì 10 novembre 2015
007 Spectre
Avete mai avuto un cuginetto che a 7 anni suonava il piano come Mozart? O una vicina di casa che a 13 anni nuotava i 100 stile libero in 52"? Insomma, vi è chiaro il concetto di promessa?
Dopo 007 Skyfall, che aveva portato la qualità dei film di James Bond a livelli mai raggiunti prima, ci aspettavamo quantomeno un film onesto. Invece sullo schermo ci proiettano questa cacatella noiosa, lunga, assurda e inutile.
Ho intervistato Daniel Craig per voi. (Il dialogo originale era in inglese)
Orudis: Daniel, come mai sto film fa così cagare?
DC Non è vero! Piace molto.
Orudis: Fa cagare.
DC: Fa cagare, è vero ma non è colpa mia.
Orudis: ma un attore del suo livello non potrebbe dire al regista e agli sceneggiatori. "Ma siete coglioni?"
DC: No.
Orudis: Eppure certi passaggi sono assurdi, come quando lei e la ragazza scendete da un treno per consegnarvi nelle mani del cattivo, così gratuitamente.
DC: non ricordo...
Orudis: E Christoph Waltz, il cattivissimo... Com'è che nei film di Tarantino è un attore me-ra-vi-glio-so e qui ti viene da prenderlo a ceffoni?
DC: Sarà perché il regista non è Tarantino?
Orudis:
Craig, lei ha letto il copione prima di accettare di girare?
DC: Sì, of course!
Orudis: e non ha visto che era banale, scritto da cani?
DC: Sì...
Orudis: E perché ha accettato?
DC: Perché c'erano un paio di scene in cui limonavo con Léa Seydoux. E' quella de "La vita di Adele", una delle due giovani lesbiche. Lei non avrebbe firmato?
Orudis: of course. Di corsa!
Il pianista oggi lavora in panetteria mentre la ragazzina fa interviste per Trenitalia.
Dopo 007 Skyfall, che aveva portato la qualità dei film di James Bond a livelli mai raggiunti prima, ci aspettavamo quantomeno un film onesto. Invece sullo schermo ci proiettano questa cacatella noiosa, lunga, assurda e inutile.Ho intervistato Daniel Craig per voi. (Il dialogo originale era in inglese)
Orudis: Daniel, come mai sto film fa così cagare?
DC Non è vero! Piace molto.
Orudis: Fa cagare.
DC: Fa cagare, è vero ma non è colpa mia.
Orudis: ma un attore del suo livello non potrebbe dire al regista e agli sceneggiatori. "Ma siete coglioni?"
DC: No.
Orudis: Eppure certi passaggi sono assurdi, come quando lei e la ragazza scendete da un treno per consegnarvi nelle mani del cattivo, così gratuitamente.
DC: non ricordo...
Orudis: E Christoph Waltz, il cattivissimo... Com'è che nei film di Tarantino è un attore me-ra-vi-glio-so e qui ti viene da prenderlo a ceffoni?
DC: Sarà perché il regista non è Tarantino?
Orudis:
Craig, lei ha letto il copione prima di accettare di girare?
DC: Sì, of course!
Orudis: e non ha visto che era banale, scritto da cani?
DC: Sì...
Orudis: E perché ha accettato?
DC: Perché c'erano un paio di scene in cui limonavo con Léa Seydoux. E' quella de "La vita di Adele", una delle due giovani lesbiche. Lei non avrebbe firmato?
Orudis: of course. Di corsa!
Il pianista oggi lavora in panetteria mentre la ragazzina fa interviste per Trenitalia.
Iscriviti a:
Post (Atom)




