
venerdì 28 ottobre 2016
domenica 9 ottobre 2016
Scozia 2016
Sesto viaggio in Scozia. Avrei dovuto scriverne prima, adesso sarebbe un casino ripescare tutti i ricordi e metterli giù con onestà. Cominciamo da questo 2016 poi si vedrà. I testi che seguono e le immagini sono un semplice e rapido copia e incolla da facebook.
2 ottobre
Vorrei parlare degli scozzesi e dei salmoni. Gli scozzesi sono squisiti
(anche i salmoni per la verità) ma gli scozzesi di più. Qui, la maggior
parte delle strade è "single track", significa che passa una macchina
per volta. In queste strade single track ci sono tantissimi passing, che
sono nient'altro che piazzole più o meno asfaltate, più o meno sul
ciglio del burrone dove chi arriva primo si ferma per lasciar passare
l'altro. E gli scozzesi cosa fanno? Cercano sempre di essere loro a fermarsi per lasciare il passo e quando tu passi, ti ringraziano ancora! Come non amarli?
Ma parliamo dei salmoni. Vedendo diversi allevamenti nelle acque interne ho pensato molto ai salmoni, che sono pesci nostalgici. Si trovano dall'altra parte del mondo e all'improvviso gli viene questa nostalgia di casa. Partono di corsa, attraversano gli oceani, risalgono i fiumi e i torrenti per tornare dove sono nati. Lì, trovano uova e uova in attesa di fecondazione. I salmoni non trombano (perché non trombano, credetemi) fecondano le cazzo di uova e poi muoiono. Io mi sento molto salmone. Non nuoto, ma mi capita spessissimo di essere nostalgico. Basta un niente. Sento "C'era un ragazzo che come me..." e mi viene da correre su a Ceresole Reale dove ho passato un'infanzia forse troppo felice. È un guaio essere felici da bambini. A volte lo faccio davvero. Salgo a Ceresole spinto dalla nostalgia, non trombo, e ricerco i luoghi che mi hanno visto allevare girini, far navigare pezzi di legno nel lago, accendere focherelli tra le pietre.
2 ottobre
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| dunkel abazia |
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| Dunkel, parco |
Primo giorno di viaggio. La poliziotta dell'aeroporto di Edimburgo
esaminando la mia carta di identità mi chiede a cosa corrisponde
'luglio'. "Seven" le rispondo. Lei allora rilancia: "july?" "Yes!" Allora,
visto che sono nato il 4 mi viene da aggiungere: "there is a famous
movie: born the july four. With Tom cruise...". Lei mi guarda e mi sento
incoraggiato:" but he (Tom) was born the three. I was born the four!!!" Da
come mi guarda capisco che non gliene frega un cazzo. La macchina della Hertz è super tecnologica. Trovo subito il dispositivo per limitare la
velocità ai 60 ma non trovo più il modo di toglierlo. E non trovo
nemmeno il comando per accendere le luci e sì che ce ne sarebbe bisogno.
Va beh dopo metto foto di oggi. Seguiteci ma non troppo da vicino
perché ci fermiamo spesso a fare pipì e foto. E poi abbiamo le luci
spente.
secondo giorno
Oggi tempo asciutto ma terreno fangoso, buoni propositi ma pigrizia
vincente, sole presente ma luce tiepida. La birra però è in frigo.
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| Aultbea |
terzo giorno
Sole - pioggia 0 a 0. In compenso ho scoperto tre comandi nuovi
nell'auto super tecnologica: lo scalda sedile, lo scalda volante e un
piccolo bottone sul padiglione. L'ho premuto ed è partita una chiamata
automatica di soccorso al 911. Panico. Quelli rispondono subito! "Can I
Help you?" In viva voce! "No cazzo, no!" Ora io parlo bene l'inglese,
ma non capisco una beata minchia quando parlano loro, per di più al
telefono e credi di aver acceso una lucina non di aver scatenato un
allarme nucleare. Ho sentito solo la parola helicopter al che me la sono
fatta davvero sotto. Ho spento tutto, messo in moto e sono scappato.
Intanto i comandi per accendere i fari non li ho ancora trovati, ma
basta arrivare a casa prima che faccia buio. Nelle foto, casa, haggis e
fish and chips.
quarto giorno
Stanotte ho sognato che dovevo fare benzina con la macchina super
tecnologica della Hertz. Per aprire il tappo dovevo scaricare un'app ma
dovevo avere come minimo iOS 8.0 mentre il mio iPhone arriva al massimo
al 6meno meno Ero angosciato. L'unica soluzione per fare il pieno sarebbe stata
comprare un nuovo telefono. Per fortuna era un incubo: la macchina super
tecnologica ha un tappo benzina che non ha nemmeno la serratura.
Trovato il comando luci!!! Ho anche scoperto oggi che ha la sesta
marcia.
Oggi abbiamo avuto cool come si dice qui: un sole così tutto il giorno, per cui, niente avarizia di foto.
Il testo continua dpo le foto.
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| Razza highlander |
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| lago a poche miglia da Poolewe |
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| Shieldaig |
Quinto giorno
Premesso
che scrivo dopo aver bevuto la terza An teallach Ale e che quello che pubblico non potrà
essere usato contro di me, oggi la macchina super tecnologica ha fatto
poco. Il lavoro lo hanno fatto i poco tecnologici piedi: 21 km divisi in
due gite. Le foto testimoniano che non c'era il sole, c'è n'erano due!
Non sono sicuro che la birra sia la terza o la quarta. Cambia qualcosa?
Sesto giorno
Restituita intatta lamacchina super tecnologica ala
hertz. È ogni volta come rinascere perché essendo scozzesi non facciamo
mai l'assicirazione casco e rischiamo 900 sterline ogni viaggio. Oggi
abbiamo preso un po' di pioggia verso sera. Solo 76 gocce ma bagnate.
Con la multipla ho due scelte: lo spalma insetti intermittente o il
veloce spalmature di cacche di uccello. Invece la macchina della hertz
mi ha stupito ancora una volta. Alla terza goccia i tergicristalli sono
partiti e hanno sterminato le gocce una a una, poi si sono messo a
riposo. Meno male perché non avrei saputo trovare i comandi.
Pesci e scozzesi
Vorrei parlare degli scozzesi e dei salmoni. Gli scozzesi sono squisiti
(anche i salmoni per la verità) ma gli scozzesi di più. Qui, la maggior
parte delle strade è "single track", significa che passa una macchina
per volta. In queste strade single track ci sono tantissimi passing, che
sono nient'altro che piazzole più o meno asfaltate, più o meno sul
ciglio del burrone dove chi arriva primo si ferma per lasciar passare
l'altro. E gli scozzesi cosa fanno? Cercano sempre di essere loro a fermarsi per lasciare il passo e quando tu passi, ti ringraziano ancora! Come non amarli? Ma parliamo dei salmoni. Vedendo diversi allevamenti nelle acque interne ho pensato molto ai salmoni, che sono pesci nostalgici. Si trovano dall'altra parte del mondo e all'improvviso gli viene questa nostalgia di casa. Partono di corsa, attraversano gli oceani, risalgono i fiumi e i torrenti per tornare dove sono nati. Lì, trovano uova e uova in attesa di fecondazione. I salmoni non trombano (perché non trombano, credetemi) fecondano le cazzo di uova e poi muoiono. Io mi sento molto salmone. Non nuoto, ma mi capita spessissimo di essere nostalgico. Basta un niente. Sento "C'era un ragazzo che come me..." e mi viene da correre su a Ceresole Reale dove ho passato un'infanzia forse troppo felice. È un guaio essere felici da bambini. A volte lo faccio davvero. Salgo a Ceresole spinto dalla nostalgia, non trombo, e ricerco i luoghi che mi hanno visto allevare girini, far navigare pezzi di legno nel lago, accendere focherelli tra le pietre.
Se c'è un po' di nebbia,
meglio. Ecco, i salmoni mi fanno un po' questo effetto.
sabato 1 ottobre 2016
Una pistola come la tua
Quinto episodio della serie de “Les italiens” che conferma quanto i
migliori fossero il primo e il secondo. Al quinto e ultimo posto metto
il terzo, mentre al quarto ci sta il quinto, di conseguenza, il quarto
lo classificherei terzo. Primo forse il secondo e secondo il primo. Se
non fosse chiaro, posso fare uno schemino, ma se mi ascoltate, vi
leggete i primi due e vi fermate lì. Vi fermate anche se è difficile non
seguire le sorti degli eroi di cui ci si “innamora”. A me è capitato
con Harry Hole, con l'ispettore Rebus e con Frank Bascombe, per non
parlare di Harry Potter. Qualcuno si è affezionato addirittura a Renzo
Cremona. Io ammetto di essermi lasciato prendere anche dal commissario
Mordenti e dai suoi flic della brigata criminale di Parigi. (Non mai e
non certo da Zara Bosdaves, l'altro personaggio ideato da Pandiani).
Cosa dire in particolare di questo “Una pistola come la tua” quinto
episodio? Che è certamente meglio del terzo ma non del quarto, per cui è
quarto.
Café Society
Uguale! Woody Allen dirige Jesse
Eisenberg guardandosi allo specchio. Eisenberg gli assomiglia persino
un po': ebreo come lui, imbranato come lui, si muove e recita come se
fosse lui: stessa semi balbuzie, frasi brevi, nervose, incatenate
come in un cruciverba.
Insomma, con il pretesto di raccontare
una storia, Allen mette in scena se stesso.
Chi si è occupato dei costumi di
questo film ha come obiettivo l'oscar. Idem per la fotografia e il
trucco: gli anni 30 erano esattamente quelli, erano così! “Ma tu
c'eri?” potrebbero chiedermi. No, ma siccome me li immagino con
quelle tinte, quelle facce, quello swing, dico che erano quelli.
Visto che il testo non mi decolla,
faccio una cosa che non ho mai fatto: rinuncio a essere presuntuoso,
vi mando al cinema e vi rimando al commento di Marzia Gandolfi (non
so chi sia ma secondo me c'azzecca) http://www.mymovies.it/film/2016/cafesociety/
martedì 30 agosto 2016
Il ritorno di Coniglio di John Updike
Quando avevo 20 anni andai in vacanza in auto con tre amici. Appena passato il confine italiano al Monginevro, sulle
fiancate della Ritmo grigia avevamo incollato con lettere fosforescenti
arancioni, alte 15 centimetri, il nostro obiettivo: Torino - Dakkar.
Presuntuosissimi. Con la Ritmo poi. :)
Arrivati in Marocco, trascorremmo tre giorni nel porto di Casablanca,
(immaginate che figata) chiedendo un passaggio in Senegal a tutti i
mercantili ormeggiati in banchina, perché di passare il “Sahara Spagnolo”
in auto non c'era modo: strade impraticabili e soprattutto c'erano
quelli de “il Polisario” che rapinavano o rapivano tutti quelli che
passavano.
Conoscemmo così il comandante di un peschereccio italiano, sequestrato
dalle autorità locali e bloccato lì da due mesi per aver pescato nelle
loro acque. Il comandante del Mascaretti primo di San Benedetto del
Tronto ci disse: “Perché Dakkar? È un posto di merda, andate alle
Canarie”.
E noi cosa facemmo? Ringraziammo per il caffè e andammo alle Canarie.
Tre giorni a vomitare noia in una cabina di ultima classe, afosa e sotto
il livello di
galleggiamento. A prua. Ogni ondata scariche di panico.
C'entra con il libro? Sì, perché è successa la stessa cosa. Avevo appena
aperto “L'angioletto” di Simenon con tutte le intenzioni di gustarmelo,
quando un altro navigato comandante, con un equipaggio di centinaia di volumi nella sua libreria, uno che stimo insomma, mi ha detto : leggi “Il ritorno di Coniglio”. E io
cosa ho fatto? Ho mollato Simenon e l'ho letto. Grazie! Libro
dell'anno 2016.
sabato 18 giugno 2016
Julieta
Per
prepararvi bene alla visione di Julieta, (pronuncia Qulieta) vi
consiglio di fare prima qualcosa di cui vi pentirete, così potete
entrare in sala pregustando un bel senso di colpa. Il film ci sguazza
nei sensi di colpa e voi vi troverete a vostro agio.
L'ultimo Almodovar che avevo visto era stato “Gli amanti passeggeri” una puttanata totale.
Con Qulieta, se non altro, Almodovar torna a fare Almodovar (come direbbe Renzi) anche se il livello di “Donne sull'orlo di una crisi di nervi”, “Tutto su mia madre” e “Parla con lei” se lo scorda.
Qulieta com'è? All'inizio direi maluccio. Il regista cura così poco la recitazione e il direttore del doppiaggio cura così poco la qualità del doppiaggio che viene la nausea, come quando leggi sul cellulare in auto. Ma la storia c'è e dopo poco prende e a come recitano gli attori, non pensi più. Segnalo un filo di omosessualità che non guasta mai e che nei film di Almodovar viene prima della pellicola, una buona tensione per una vicenda che si delinea poco per volta e un finale che va bene così. Il film finisce prima di scadere. Come quelle canzoni che invece di ripetere il rif in dissolvenza, chiudono con un buon giro armonico. Insomma, voto? Tra il 6 e il 7, se non fosse che ad un tratto appare Adriana Ugarte (anche io non la conoscevo, è l'attrice che interpreta Qulieta da giovane) e in un paio di scene di vedono pure le tette. E che tette! Insomma 10.
L'ultimo Almodovar che avevo visto era stato “Gli amanti passeggeri” una puttanata totale.
Con Qulieta, se non altro, Almodovar torna a fare Almodovar (come direbbe Renzi) anche se il livello di “Donne sull'orlo di una crisi di nervi”, “Tutto su mia madre” e “Parla con lei” se lo scorda.
Qulieta com'è? All'inizio direi maluccio. Il regista cura così poco la recitazione e il direttore del doppiaggio cura così poco la qualità del doppiaggio che viene la nausea, come quando leggi sul cellulare in auto. Ma la storia c'è e dopo poco prende e a come recitano gli attori, non pensi più. Segnalo un filo di omosessualità che non guasta mai e che nei film di Almodovar viene prima della pellicola, una buona tensione per una vicenda che si delinea poco per volta e un finale che va bene così. Il film finisce prima di scadere. Come quelle canzoni che invece di ripetere il rif in dissolvenza, chiudono con un buon giro armonico. Insomma, voto? Tra il 6 e il 7, se non fosse che ad un tratto appare Adriana Ugarte (anche io non la conoscevo, è l'attrice che interpreta Qulieta da giovane) e in un paio di scene di vedono pure le tette. E che tette! Insomma 10.
sabato 7 maggio 2016
Truman, un vero amico è per sempre.
Se aveste l'ulcera, prendereste due
aspirine a stomaco vuoto? E se foste già di pessimo umore, andreste
a vedere un film che parla di un uomo che sta morendo di cancro e del
suo amico che è venuto a salutarlo? Due ore di commiato? Ecco. A me
piace molto sbagliare, ma quello di ieri sera non è stato un errore,
è stato un suicidio. Il film non è brutto, ma ha il peso atomico
del Torio, la densità del Piombo e il sapore del Bactrin forte. Se,
quando fumate, usaste cartine di amianto patireste conseguenze meno
devastanti della visione di “Truman, un vero amico è per sempre”.
Per la prima volta nella mia carriera di spettatore ho sperato che ci
fosse un intervallo pop corn o, meglio ancora, che scoppiasse un
incendio in sala, che l'incendio non ha colesterolo. Potevo uscire
prima della fine, è vero, tanto più che ero anche da solo, ma
dovevo far venire mezzanotte e aspettare nella Multipla parlando al
contachilometri non sarebbe stato meno triste.
Io non so perché un regista deve
prendere in considerazione l'idea di girare un film così tragico.
Questo regista si chiama Cesc Gay. Me lo segno, caso mai dovessi
andare ancora al cinema nella vita. Consiglio la visione a chi
volesse farla finita e non avesse il coraggio dell'ultimo passo.
Portatevi i barbiturici direttamente in sala. Io, purtroppo, li avevo
lasciati a casa.
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