sabato 28 gennaio 2017

Split

Ho tre cose da dire.
La prima: mi alzerò sempre in piedi ogni volta che sentirò il nome di Shyamalan perché ha scritto e diretto “Il sesto senso” uno dei tre film più belli che abbia visto nella mia vita.
La seconda: Split mi ricorda tanto “Identità” un thriller del 2003 che ho visto in tv due o tre volte. Anche in quello, come in questo, c'era uno psicopatico che ospitava in sé più personalità, ma la costruzione era alquanto diversa e la soluzione finale, che non sto a riportare - perché consiglio “Identità” a chi voglia farsi sorprendere da un bel thriller - era assai più forte. Il colpo di scena era una bella bomba. Come dire che era più Shyamalan quello (che non lo era affatto) di questo che invece è firmato.
La terza: è come se un venditore venisse a casa per vendere il suo apparecchio. Entra, si siede e mi dice tantissime cose, tutte vere, tutte giuste, farebbe ragionamenti rotondi, mi farebbe capire quanto io abbia bisogno del suo aggeggio e io farei “sì sì” con il testone, ma poi non comprerei niente perché tutto sommato non mi ha convinto. Split è uguale: il protagonista è molto bravo, le ragazze recitano bene, il film è ben confezionato ma non soddisfa le mie esigenze: idee, ansia, tensione, spettacolo, sorpresa, tette. Le tette, poi, che per me valgono il 6 sicuro, non si vedono. Insomma, non entra nella mia top 1000 e sta fuori anche dai miei incubi. Come potrei raccomandarlo?

lunedì 23 gennaio 2017

Il passeggero del Polarlys

Siete mai stati a bordo di uno di quei postali che risalgono la costa della Norvegia consegnando merci e missive in cittadine e paesi sperduti in fondo ai fiordi? Vi piacerebbe? Non dite di no perché non sareste credibili. Piuttosto, preferireste compiere la crociera in estate o durante i mesi invernali?
Simenon non lascia scelta: vi imbarca adesso, con il buio e vi rilascia nel riverbero che non è quello del sole ma della neve, quella che ricopre le montagne che si tuffano a picco nel Mar glaciale artico. Il Polarlys scivola via lungo una rotta che conosce a memoria. Ma questo viaggio sarà diverso.
Nebbia fitta, sempre, fari che non si vedono, canali tra isole da risalire controcorrente, fragili pescherecci che appaiono tra i marosi, vento misto a ghiaccio, neve che sfarina fin dentro la pipa del comandante. Il terzo ufficiale al suo primo incarico, di guardia in plancia sempre senza cappotto, il pilota che si tiene nell'ombra più scura, passeggeri che soffrono il mal di mare. Il mare grosso vira a tempesta, boccaporti da chiudere e coprire prima che arrivi il peggio. Navi carboniere che passano veloci, lasciandosi dietro il lamento delle sirene, montagne di ghiaccio e montagne d'acqua.
In tutto questo c'è anche una trama gialla con un assassino sulla nave, ma sinceramente, sapere chi, cosa e come, non ha nessuna importanza. L'unica cosa che conta, purtroppo, è che questo viaggio, così presente e così reale, termina e Simenon ci sbarca.

martedì 10 gennaio 2017

Paterson

Dirò tre cose. La prima è che ho bisogno di sapere come si chiama la doppiatrice che impresta la voce alla protagonista, ché vorrei chiederle se ha già impegni per la prossima vita.
La seconda è che vorrei sapere dall'attrice protagonista se ha già preso impegni per la prossima vita.
La terza cosa che dirò è una poesia. Ma attenzione, è una poesia che in questo film poetico sulla poesia non c'è. La so per conto mio e la riporto qui.


Tutte le lettere d'amore sono
ridicole.
Non sarebbero lettere d'amore se non fossero
ridicole.
Anch'io ho scritto ai miei tempi lettere d'amore,
come le altre,
ridicole.
Le lettere d'amore, se c'è l'amore,
devono essere
ridicole.
Ma dopotutto
solo coloro che non hanno mai scritto
lettere d'amore
sono
ridicoli.
Magari fosse ancora il tempo in cui scrivevo
senza accorgermene
lettere d'amore
ridicole.
La verità è che oggi
sono i miei ricordi
di quelle lettere
a essere ridicoli.

È una poesia di Pessoa e - ripeto - nel film non c'è. Nel film ce ne sono altre. Ma se l'avete letta e se vi è piaciuta come è piaciuta a me, allora anche il film vi piacerà come è piaciuto a me. Non saprei in quale altro modo potrei dirvelo.

domenica 11 dicembre 2016

Lottery

Sono quello che ha vinto 43 milioni, due anni fa.
I soldi me li hanno accreditati dopo 90 giorni. Praticamente non ho dormito per tre mesi: avevo paura che mi fregassero e intanto facevo progetti, più che altro definivo la lista dei capricci che mi sarei tolto.
Quando li ho avuti sul conto... beh, prima cosa mi sono comprato un impianto che starebbe bene in una discoteca, ma poi ho continuato a usare il vecchio ipod. Da sempre volevo una moto da strada. Tuttavia, nel momento in cui tutti quei soldi sono arrivati, non ci tenevo più. Così il plastico del trenino. Ora che posso avere la casa sul golfo, quella con i tre cipressi... uff... che sarà mai? Ho la stessa auto di prima e sto ancora in affitto.
Posso avere tutto e non ho voglia di niente. Mi si sono spenti i desideri, come i motori dell'aereo quando raggiunge il terminal, avete presente? Non è silenzio, è vuoto di rumore.
Non lavoro più e ho tutto il giorno per me. Ma non lo voglio. Sapete cosa desidero davvero? Ve lo dico? Che la notte arrivi presto.

Learning

Ci sono stati 8 funerali questa mattina. Purtroppo ne ho persi tre. Ma se anche fossi riuscito a seguirli tutti, non so. Non sto facendo progressi. Nutrivo qualche speranza nella sepoltura di un giovane. Da quel che ho capito se l'è preso una malattia di quelle rapide che non ci puoi fare niente.
I parenti erano smembrati dal dolore. Chi non singhiozzava aveva gli occhi gonfi e rossi. Il  padre era piegato come se fosse stato colpito da una spranga. La sorella... la sorella la dovevano sostenere le amiche. Soffrivano. Tanto, credo. Mi sono confuso tra di loro. Ho abbracciato i genitori, tutti, ma niente. Ho guardato, ho ascoltato. Ho persino annusato, ci credete? Ho sperato di trovare l’odore del dolore. Ma non  ho sentito nulla. Eppure devo! Devo! Devo! Se non imparo il dolore  come potrò conoscere l’amore?

Fiducia

Dopo 8 minuti di attesa, decide di passare sotto le sbarre. Evidentemente sono abbassate per errore. Oppure il convoglio si è fermato perché la nebbia è troppo fitta anche per i treni. 8 minuti che si sommano al suo ritardo. E se invece il treno fosse appena dietro il muro di nebbia? No, non è possibile: si sentirebbe lo schiocco dei fili che si frustano, le rotaie vibrerebbero. Ci sarebbe nell'aria la tensione che sempre precede il treno. A meno che la nebbia non assorba anche quella.
Un passo oltre la sbarra fradicia ed ecco apparire il primo binario, affogato nell'asfalto. Il secondo è soltanto il riflesso, vago, di fanali fumanti oltre la seconda sbarra. Perché rischiare? Perché lui certamente sarà già arrivato da lei. Non si fida di lui. E non si fida di lei.
Tre passi. Metà strada. Un rumore. Sì, i fili si sono toccati. Gelo nella schiena. Il cuore, prima stupido, adesso pazzo. Indietro o avanti? Lei. Lei è avanti, quindi avanti.
No, peccato, era indietro.

domenica 4 dicembre 2016

Sully

È un'americanata? Sì è un'americanata. Ma quanto sono bravi gli americani a fare le americanate? Sully è l'ultima in ordine di uscita: per capirci ti prende appena si spengono le luci in sala. 
È come quando ti lasci andare su uno scivolo ai giardini (provate almeno a ricordarvi com'era) Non è che ci si può fermare a metà. Giù fino a quando i piedini toccano la buca nella terra.
Uguale, qui, il volo Cactus 1549 della American Airways ti imbarca già dalla prima scena e poi scivola sull'aria a motori spenti, fino ad ammarare nel fiume Hudson 208 secondi dopo, il 15 gennaio del 2009.
È una storia vera, ricostruita da Clint Eastwood, regista, e Tom Hanks protagonista. Direi che nel cast c'è anche la città di New York stretta nel gelo dell'inverno.
Check list al decollo:
Azione? Ok
Emozione? Ok
Indignazione? Ok
Tensione? Full
Fin troppa tensione, tanto che ieri sera, al cinema Ambra2 di Valperga mi chiedevo: "Ma perché mi sto strappando i peli della barba come un deficiente?"
Chiedo scusa per un entusiasmo che normalmente tendo a nascondere, ma quando un lavoro creativo è fatto bene, l'effetto è questo.
Se ieri sera non avete potuto, fate in tempo anche oggi, usciti dal seggio. Io, intanto, per un po' non prenderò aerei.