mercoledì 13 aprile 2016

La scopa del sistema

Mi è piaciuto? Sì.
Perché? Non lo so.
Ha molte pagine inutili, molte pagine incomprensibili, molte difficili, molte divertenti e molte geniali.
Ha molte pagine.
L'ho capito? Mica tanto. Eppure, nonostante una trama che non saprei riportare e personaggi che non saprei collocare, sono contento di averlo letto. È+ un po' come dire che non è fondamentale comprendere qualcosa per apprezzarlo. Del resto, a parte “Michelle”, che non offre difficoltà, perché è un po' come la stele di Roseta, con le frasi in francese e in inglese (Sont des mots qui vont tres bien ensemble... these are words that go together well) a parte “Michelle”, dicevo, non capisco i testi delle canzoni in inglese. Eppure la amo: ho la casa piena di musica anglofona, con raccoglitori di CD, giga di mp3 sul computer e in cantina ci sono scatole di C90, probabilmente smagnetizzate.
Con le arti figurative è lo stesso: non sono in grado di spiegare cosa volesse dire un De Chirico in certe sue opere, eppure starei settimane, in piedi, a osservarle.
Viene un po' fuori la differenza che esiste tra un romanzo e un noir.
Se alla fine di un noir o di un thriller non ho capito chi era l'assassino o come hanno fatto a incastrarlo, so di aver perso tempo e sonno. In un romanzo come questo invece, posso accontentarmi di stare a guardare senza essere obbligato a sapere, perché c'è della bellezza.
Mettiamola così: “La scopa del sistema” mi è piaciuto, non posso premiarlo troppo perché oggettivamente poteva aiutarmi un pochino. Ha il pregio di avermi sbloccato il livello successivo che si chiama “Infinite Jest”. Ho già cominciato a cercarlo, usato, nelle bancarelle di via Cernaia, ma non ho fretta. Adesso vorrei leggere qualcosa di diverso (leggi: facile) che mi ricarichi l'autostima perduta, che mi rapisca e mi porti da qualche parte. Qualcosa di leggero, che non serva a nulla se non a conciliarmi il sonno, la sera. La scelta è fin troppo ampia.

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