venerdì 25 settembre 2015

Sangue e neve

Il Jo Nesbo dei romanzi seri (quelli pubblicati in Italia prima di passare a Einaudi), non tornerà più. Dopo aver scritto roba come “il gattopardo”, “lo spettro” e “Polizia” della serie con Harry Hole avrebbero dovuto attaccarlo allo scappamento di una Volkswagen e lasciarlo lì. Ma la Norvegia è influenzata dalla corrente di Babbo Natale e lo hanno graziato. Allora lui ha rilanciato con “Sangue e neve” e “scarafaggi”. Di scarafaggi non voglio sapere niente. “Sangue e neve”, invece, l'ho letto ieri in due ore e - guardate - mi è piaciuto. Abbastanza inverosimile, ma non tanto come i sopracitati, “Sangue e neve” è anche o soprattutto un libro scritto bene. Nesbo crea un personaggio nuovo, un criminale del tutto atipico al quale è inevitabile affezionarsi e lo mette nei guai dopo poche pagine. Poi c'è la storia d'amore. Questa potrebbe essere la condanna definitiva per Nesbo. “Ma come? Un thrillerista che imbastisce un romanzo rosa?” Rosa un cazzo: Sangue e Neve è bello splatter, con sparatorie e teste tagliate. Ma poi, se anche fosse? Se l'amore si fa
sentire, voi che fate? Riattaccate come fosse un call center di ENI Gas e Luce? Decidete voi, ma prima, almeno, leggete “Sangue e neve”.

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