mercoledì 11 febbraio 2015

Birdman

Il vantaggio di non essere mai stato a New York? Non esserci mai stato. Così la immagino come i film della mia vita mi hanno mostrato e insegnato. Da “Prigioniero della seconda strada” a “Kramer contro Kramer”, fino alla New York di Woody Allen, quella che preferivo. Uso l'imperfetto perché da oggi la mia NY è questa di Birdman e quindi del regista Alejandro González Iñárritu. Bravo!
Purtroppo, New York è la cosa migliore del film. Un po' poco, lo so. Infatti mi sto dissociando dai giudizi positivi di chi mi ha consigliato di correre a vederlo.
Perché? Perché è buona l'idea, ottimi gli attori, godibilissimi i dialoghi, ma il tutto è come il passato di verdura che faccio io: un insieme non amalgamato di verdure cotte poco.
Se è una commedia è troppo tragica e soprattutto si perde ottime occasioni per delle gag saporite. Se è un dramma ha ritmi troppo veloci e mi ha fatto sorridere troppe volte.
Ha un po' il problema che hanno gli ibridi: se va bene diventano la somma di valori importanti. Ma se va male gli ingredienti si sottraggono a vicenda i sapori. Ne viene fuori una zuppa bella ricca, che però non sa di niente.

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